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Referendum 2020, a settembre il voto per gli italiani all’estero

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Gli italiani residenti all’estero riceveranno il plico elettorale a inizio settembre. Il referendum, fissato in italia al 20-21 settembre, è previsto dall’articolo 138 della Costituzione sul testo di legge costituzionale recante: «Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari», approvato dalle due Camere e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, serie generale, n. 240, del 12 ottobre 2019.

Nei prossimi giorni, i cittadini italiani iscritti all’Aire (Anagrafe Italiana Residenti all’Estero) riceveranno la scheda elettorale all’indirizzo segnalato all’ufficio consolare competente. Gli elettori che entro il 6 settembre non abbiano ancora ricevuto il plico potranno contattare il proprio ufficio consolare per ottenere il duplicato. Per votare, gli aventi diritto dovranno seguire le istruzioni contenute nel foglio informativo e rispedire il prima possibile la busta affrancata.

L’oggetto del Referendum è la riduzione del numero dei parlamentari. Gli italiani sono chiamati a confermare o negare l’approvazione, votata dal Parlamento in via definitiva, alla riforma costituzionale sul taglio in Parlamento.

Referendum: sì o no?

Votando SÌ, gli elettori esprimeranno la propria volontà di approvare la riforma e ridurre il numero dei parlamentari.

Votando NO, gli elettori esprimeranno la propria volontà di non approvare la riforma, e mantenere il numero attuale dei parlamentari.

La riduzione dei parlamentari è dai 945 attuali a 600. Per quanto riguarda i parlamentari eletti all’estero, la riduzione è da 18 a 12, di cui 8 alla Camera e 4 al Senato.

Il quesito referendario

Il testo del quesito referendario chiede l’approvazione delle modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione della Repubblica Italiana in termini di riduzione del numero dei parlamentari oggi previsto.

Il voto referendario in un primo momento era stato programmato per domenica 29 marzo, ma la situazione di emergenza sanitaria ha fatto slittare la consultazione.

Il voto è stato calendarizzato nello stesso fine settimana in cui saranno chiamati alle urne anche i cittadini di sette Regioni italiane (Valle d’Aosta, Veneto, Liguria, Toscana, Marche, Campania e Puglia) per eleggere presidenti e nuovi consigli regionali.

Le regole del Referendum

La consultazione referendaria si tiene perché i due rami del parlamento hanno approvato la riforma a maggioranza assoluta ma senza arrivare, al Senato, a quella che si definisce maggioranza qualificata dei due terzi.

Pertanto il provvedimento ai sensi dell’articolo 138 della Costituzione non è stato immediatamente promulgato e reso esecutivo, per attendere l’eventualità che un quinto dei membri di uno dei due rami del Parlamento, 5 consigli regionali o 500.000 elettori si attivassero per chiedere il referendum di conferma.

Ad attivare la possibilità sono stati 71 senatori, che hanno avanzato la richiesta di una consultazione referendaria lo scorso mese di gennaio.

Chi al Referendum costituzionale del 20 e 21 settembre vota sì, sostiene la legge che prevede la riduzione del numero dei parlamentari che scenderebbero quindi da 945 totali a 600.

In particolare i membri della Camera dei Deputati passerebbero dai 630 attuali a 400, mentre i senatori scenderebbero dai 315 attuali a 200.

Chi vota no alla consultazione referendaria è contrario al taglio dei parlamentari. È quindi un voto che avrà come effetto il mantenimento della situazione attuale in materia di numero dei Parlamentari.

Trattandosi di un referendum confermativo costituzionale non è richiesto alcun quorum, pertanto la consultazione sarà valida indipendentemente dal numero dei votanti.

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