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Condivisione e spirito di adattamento salvano Villa San Giovanni

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Villa San Giovanni

“Il lockdown ci ha fatto scoprire molte cose. Abbiamo imparato ad aiutare i bisognosi e a reinventare il nostro business”. Così Christian Maiorana riassume sei mesi ricchi di sfide e soddisfazioni al ristorante Villa San Giovanni, all’interno del Wonderboom National Airport a nord di Pretoria. Il ristorante di famiglia, fondato 39 anni fa dal padre Giovanni, ha affrontato una crisi senza precedenti, che ha sconvolto la vita di ristoratori e albergatori in tutto il Sudafrica.

Villa San Giovanni, prodotti di qualità al supermercato di fiducia

“In meno di un mese siamo riusciti a lanciare una linea di prodotti preparati a mano nel nostro ristorante, che da aprile si possono trovare sugli scaffali di molti supermercati di Pretoria e presto saranno in vendita a Johannesburg”, spiega Maiorana. “Un momento così particolare ci ha costretti ad essere creativi e ci ha spinto a promuovere le tradizioni italiane con i nostri take-away autentici e i nuovissimi kit per fare la pizza in casa”.

La scoperta del volontariato

La lezione più importante imparata dalla pandemia è però un’altra. Negli ultimi tre mesi, infatti, Giovanni Maiorana e l’amico di vecchia data Eddie Germena hanno deciso di dedicarsi al sociale, approfittando delle conoscenze nei mercati locali per organizzare un efficiente programma di distribuzione viveri nelle località più povere di Pretoria Nord.

“Di fronte alle difficoltà, ci siamo resi conto di avere molti mezzi per affrontare i problemi. Molti altri non sono così fortunati”, ha spiegato Giovanni Maiorana.

Tutti i sabati, Germena e Maiorana raccolgono prodotti invenduti al mercato e li distribuiscono nei caravan camp della periferia. “Abbiamo scoperto delle realtà incredibili e fatto molti amici”, commenta Germena. “Senza dubbio il nostro programma di volontariato continuerà anche al termine del lockdown”.

Assieme ai volontari di Villa San Giovanni, altri amici e benefattori si incontrano ogni sabato per portare cibo, cucinare e distribuire vestiti tra i meno fortunati. “C’è un portoghese molto ricco che va a caccia e tutte le settimane distribuisce molti chili di poitjekos e riso”, ha affermato Maiorana.

La realtà di Kosmos

Tra i caravan camp che Maiorana e Germena visitano settimanalmente, c’è il piccolo villaggio di Kosmos. L’insediamento è una vera comunità autosufficiente in cui ogni residente fa la propria parte per aiutare il prossimo. Fondato da Ian Jansen van Vuuren quasi vent’anni fa, Kosmos ospita un canile informale e sussiste grazie alla pensione dei residenti. A Kosmos, ognuno dei sessanta abitanti fa la sua parte: c’è chi si occupa dei cani, chi cucina, pulisce o lava i vestiti per la comunità, chi si occupa del pozzo e chi è incaricato della caldaia comunitaria. Il lockdown? “Non ce ne siamo neanche accorti”, ammette il fabbro Rudolph.

“Questa situazione ci ha portati ad essere più vicini e capire che cosa possiamo fare”, conclude Giovanni Maiorana. “Abbiamo imparato a creare qualcosa e ad essere fantasiosi, questa è la scoperta più importante degli ultimi mesi”.

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