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Un “Patto per l’Export” rilancia le PMI all’estero

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Patto per l’Export

“Patto per l’Export”, un piano di aiuti di 1 miliardo e 336 milioni di euro per il rilancio dell’export, in 6 pilastri, pensato per le imprese italiane.

È stato presentato alla Farnesina il “Patto per l’Export”, una strategia innovativa per il rilancio del “Made in Italy” nella fase post-emergenza sanitaria da Covid19, che punta sul rafforzamento degli strumenti di sostegno all’internazionalizzazione e su un’azione promozionale di ampio respiro.

I Pilastri del Patto:

1. Comunicazione;
2. Formazione/Informazione;
3. E-commerce;
4. Sistema fieristico;
5. Promozione integrata;
6. Finanza agevolata.

Comunicazione

Il Patto per l’Export prevede una campagna straordinaria di comunicazione per la promozione del Made In Italy e dell’export dei prodotti e servizi delle aziende italiane nel mondo. Una strategia di comunicazione che mira a:

  • rilanciare l’immagine dell’Italia all’estero;
  • sostenere le esportazioni italiane in tutto il mondo, a cominciare da 26 Paesi prioritari in tre continenti (Europa, Asia e America);
  • ridare slancio al settore turistico, ampliare e diversificare i mercati esteri di riferimento per le PMI italiane.

La campagna di comunicazione per la promozione dell’export sarà realizzata dall’ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane (stazione appaltante), su impulso del MAECI (soggetto responsabile del piano di comunicazione) e in collaborazione con l’Agenzia per l’Italia digitale (AgID).

Formazione

Per colmare il deficit di cultura digitale delle PMI la Farnesina promuove, in sinergia con la CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università Italiane), corsi online rivolti alle PMI sui temi dell’internazionalizzazione ed accompagnamento sui mercati esteri, sulla Digital Innovation, Digital Marketing e tecnologie 4.0.

Attività di formazione specifica sono previsti anche per rafforzare le competenze di nuove figure professionali indispensabili per le imprese che operano con i mercati internazionali quali, i Temporary Export Manager (TEM) e i Digital Temporary Export Manager (D-TEM).

Grazie ad una Convenzione operativa tra il Ministero e Invitalia sono previste inoltre agevolazioni per l’inserimento temporaneo in azienda di TEM e D-TEM, con incentivi stanziati in 50 milioni di euro.

E-commerce

Il Ministero si propone di attivare strumenti e iniziative per favorire il ricorso al commercio digitale nello sviluppo dei processi di export delle imprese. A tal fine verranno ripensate anche le attività di promozione economica, facendo leva sui canali digitali.

Con il supporto di ICE-Agenzia verrà realizzata una piattaforma digitale multi-funzione attraverso la quale singole aziende o associazioni e filiere produttive potranno identificare potenziali controparti commerciali, organizzare match-making, svolgere B2B e presentare “pitch” virtuali. Uno strumento che potrà supplire alla mancanza di missioni imprenditoriali garantendo opportunità di networking e di business in generale.

Verranno inoltre attivati servizi di intermediazione digitale per incrementare la presenza delle aziende italiane nei marketplace internazionali e aumentarne la visibilità.

Sistema fieristico

Rilanciamo il sistema fieristico per promuovere il Made In Italy nel mondo.

Grazie al coordinamento tra il MAECI e ICE-Agenzia, insieme alla Conferenza delle Regioni e alle associazioni del settore quali AEFI – Associazione Esposizioni e Fiere Italiane e CFI (Comitato Fiere Industria) verranno potenziate 29 fiere fisiche e 8 fiere digitali in Italia nel secondo semestre 2020, con una campagna di comunicazione straordinaria dedicata su 5 mercati prioritari da svolgersi entro l’estate 2020.

Nelle prossime settimane verrà lanciata “Fiera Smart 365” a cura di ICE Agenzia: una piattaforma che mette a disposizione di fiere, associazioni e consorzi uno spazio dedicato all’organizzazione di fiere e B2B virtuali.

A completare gli interventi, una serie di programmi speciali di incoming per buyer, influencer, blogger, VIP stranieri, giornalisti, testimonial e l’organizzazione in Italia di eventi, fiere e manifestazioni di settore nell’ultimo trimestre 2020, pensati per compensare la cancellazione delle attività imposta ed eventi di filiera all’estero, per valorizzare i settori in forma integrata.

Promozione integrata

Con il Patto per l’Export, la Farnesina vuole promuovere e ordinare, in una logica di sistema, le eccellenze del Made In Italy nelle sue diverse declinazioni (economica, culturale, scientifica e tecnologica) per massimizzare l’impatto dell’azione promozionale nel solco di una diplomazia sempre più a sostegno della crescita del Paese.

Saranno così stanziati 30 milioni di euro a supporto dei settori più colpiti dall’emergenza pandemica (quali, ad esempio, l’industria aerospaziale; la meccanica avanzata; la green economy; l’economia circolare e la blue economy) con iniziative promozionali da realizzarsi attraverso la rete di Ambasciate, Consolati e Istituti Italiani di Cultura all’estero e attraverso l’“integrazione verticale” della domanda di Made In Italy, puntando sulla promozione dell’offerta italiana attraverso un sistema di filiere produttive adiacenti.

Finanza agevolata

Con il Patto per l’Export sono stanziati 900 milioni di Euro per il rifinanziamento del Fondo 394/81, utili ad erogare finanziamenti a tasso agevolato per la realizzazione di sette tipologie di programmi a sostegno dell’internazionalizzazione delle imprese, quali:

1) la partecipazione a fiere internazionali, mostre e missioni di sistema;
2) la realizzazione di studi di fattibilità;
3) lo sviluppo di soluzioni di e-commerce;
4) l’apertura di strutture commerciali;
5) la realizzazione di programmi di assistenza tecnica;
6) il rafforzamento della solidità̀ patrimoniale delle PMI esportatrici;
7) l’inserimento in azienda di un Temporary Export Manager.

Un aiuto concreto per le imprese, che permette di ottenere, fino al 31 dicembre, più fondi e garanzie con una liquidità a tasso agevolato – senza necessità di presentare garanzie – e dal 15 giugno fino al 40% del finanziamento a fondo perduto.

Fonte: Esteri

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