Home In Sudafrica Level 3? È baraonda. In crescita contagi e povertà

Level 3? È baraonda. In crescita contagi e povertà

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Il Sudafrica si prepara a scendere al level 3 dell’emergenza, nonostante la preoccupante crescita della curva dei contagi di coronavirus.

Messo a dura prova da un mese di inattività, il Paese è diviso sulle strategie da attuare per evitare il collasso economico senza compromettere la salute dei cittadini. L’inverno è alle porte e le incidenze giornaliere continuano a salire, ma le imprese non possono più aspettare.

“Stiamo discutendo il level 3, ascolteremo i consigli degli esperti e vedremo cosa fare”. Queste le parole del Ministro della Polizia Bheki Cele, durante un intervento a Pietermaritzburg lunedì.

“Abbandonare il lockdown subito”, DA.

Il gruppo di opposizione Democratic Alliance (DA), guidato da John Steenhuisen, ha chiesto al Presidente Ramaphosa di abbandonare completamente il lockdown, per permettere all’economia di respirare. Dura la risposta del Ministro dell’Economia Tito Mboweni: “Non hai alcun diritto di dire al nostro presidente di riaprire l’economia. Ciò è irrispettoso e ingiustificato”.

Numerosi gruppi d’interesse hanno incitato il boicottaggio del lockdown, lamentando violazioni della libertà dei cittadini e il pesante impatto sul welfare. Tali manifestazioni di disobbedienza civile hanno però un effetto diretto sul rispetto delle norme di sicurezza necessarie in un momento così delicato. Gli stessi cittadini colpiti da difficoltà economiche potrebbero, tra poche settimane, affollare ospedali e cliniche portando il sistema sanitario al collasso.

“Riaprire è un’ossessione infantile”, EFF.

Opposto il parere dell’Economic Freedom Fighter (EFF), che dall’inizio della pandemia richiede misure drastiche. Il partito aveva attirato l’attenzione dei media con la proposta di trasformare Robben Island in una struttura di quarantena. “Non possiamo essere bombardati dall’incremento di casi e morti senza un progresso visibile dopo settimane di lockdown”, ha affermato il partito in un comunicato. “Invece di concentrarci sull’ossessione infantile di riaprire la nazione al costo di molte vite umane, il governo deve fornire un aggiornamento coerente sulle iniziative per combattere il virus, e non solo informazioni sulla sua potenziale diffusione”.

La narrativa politica enfatizza, ancora una volta, le differenze di classe nel Paese. Gli interessi di categorie specifiche sono difesi ai danni della collettività: da un lato le fasce più deboli e più povere, potenzialmente esposte a una carneficina (si veda il caso di Khayelitsha a Cape Town, dove l’emergenza sta sfuggendo di mano); dall’altro il mondo del lavoro, devastato dal crollo del PIL, bancarotta e sgretolamento finanziario.

Molte incertezze sul ritorno tra i banchi

Anche le scuole si preparano all’imminente riapertura. L’apertura progressiva potrebbe iniziare dai grade 7 e 12 a giugno, di pari passo a un possibile passaggio al level 3.

“Il Dipartimento dell’Istruzione Primaria non può dare al pubblico la falsa impressione che i sindacati siano d’accordo su tutto”, fanno però presente Natu, Naptosa, PEU, Sadtu e SAOU, accusando una “fiducia decrescente” nel Ministro Angie Motshekga. “I sindacati”, aggiunge il comunicato pubblicato martedì, “hanno detto con enfasi al Ministro che anche le due province che si considerano pronte a riaprire [Gauteng e Western Cape] non sono effettivamente pronte se le si valuta usando le linee guida degli School Management Teams (SMTs)”.

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