Lockdown esteso fino a maggio, ma in molti non lo rispettano

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A una settimana dall’imposizione del blocco totale di tutto il Sudafrica per fronteggiare il dilagare dell’epdiemia di Covid-19, il Presidente Ramaphosa ha annunciato che il lockdown sarà esteso per altre due settimane.

Lockdown esteso di due settimane

In una diretta nazionale giovedì 9 aprile, Ramaphosa si è detto soddisfatto dei risutalti ottenuti finora, ma ha poi aggiunto: “La lotta contro il virus è tutt’altro che conclusa. Siamo solo all’inizio di una lotta monumentale, che richiederà tutte le nostre risorse e tutti i nostri sforzi. Non possiamo rilassarci, non possiamo essere compiacenti”. Giustificando l’estensione del lockdown, il Presidente ha commentato: “Se non prendiamo queste difficili misure ora, se non manteniamo questa rotta per il tempo necessario, la pandemia di Coronavirus metterà sotto pressione e consumerà il nostro Paese”.

Una posizione ferma e ben giustificata quella di Ramaphosa, il quale ha anche annunciato ulteriori finanziamenti a sostegno dell’economia e un taglio del proprio stipendio e di quello di tutti i ministri. Ma le misure per implementare il lockdown potrebbero non essere sufficienti.

70.000 test in Sudafrica

Lo scorso 30 marzo, il Presidente ha dato il via a una campagna di test e analisi che ha definito “ad ampio raggio, intensiva e senza precedenti”. In una settimana, sono stati effettuati circa 60.000 test. I quasi 70.000 tamponi totali integrano l’iniziativa del Ministro Zweli Mkhise mirata a tracciare tutti i contatti di ogni soggetto positivo al virus.

Restano però molti dubbi sull’efficacia della campagna di “tracing, screening and testing”. Data la forte disparità sociale in Sudafrica, all’efficienza delle cliniche private – dove viene testato chiunque possa permetterselo – si contrappongono lunghe file negli ospedali pubblici e giorni di attesa per avere i risultati. Il numero di tamponi giornalieri è anche in calo. Il Daily Maverick riporta 1.225 test completati il 6 aprile, contro gli 8.066 del 27 marzo.

Infine, il tracciamento dei contatti potrebbe diventare più complicato, se non impossibile, con l’avanzamento della curva epidemiologica. Gli esperti parlano di una possibile “quiete prima della tempesta”, mentre i dottori di tutto il Paese si preparano a fronteggiare un possibile dilagare dell’epidemia con mezzi limitati e data la scarsità di ventilatori polmonari, personale medico e mascherine sanitarie.

“È difficile prevedere in che direzione andremo, se si tratterà di un tasso infettivo alto, medio o basso”, ha dichiarato a BBC Stavros Nicolau, coordinatore del settore privato per l’emergenza e amico della comunità italiana. “Non abbiamo abbastanza test. Possono esserci alcuni segnali positivi, ma il mio timore è che si diventi compiacenti troppo presto, sulla base di dati limitati”.

Un imbottigliamento sulla M1

Un altro grosso limite del lockdown è la reazione della popolazione. Come si è già visto in Europa e in America, anche in Sudafrica è difficile per molti prendere atto della presenza di un nemico invisibile. La situazione si aggrava nelle fasce della popolazione per cui un giorno a casa è un giorno senza cibo.

Le strade di Johannesburg sono ancora trafficate. Solo l’8 aprile, dopo diversi giorni di lockdown, polizia ed esercito hanno istituito un posto di blocco per controllare il rispetto dei decreti. I supermercati sono affollati e la vita nelle township prosegue senza grossi stravolgimenti. Molti mendicanti sono in strada nonostante la possibilità di passare questi giorni in rifugi per senzatetto.

Contrariamente, sono stati riportati numerosi casi di abuso di potere da parte delle forze dell’ordine, causando almeno otto morti dall’inizio del blocco totale. “Non abbiamo paura del Corona”, ha dichiarato a Vice una residente di Khayelitsha, “ma dell’esercito che ci circonda”.

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