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I Giuliani in Sudafrica commemorano il massacro delle foibe

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Fonte: Consolato Generale d'Italia a Johannesburg.

Anche quest’anno l’Associazione Giuliani nel Mondo si è riunita a Johannesburg per celebrare la Giornata del Ricordo, domenica 9 febbraio. I Giuliani hanno accolto la comunità italo-sudafricana nella Sala Veneta di Casa Serena. Qui hanno ricordato le vittime delle foibe e le famiglie giuliano-dalmate emigrate in Sudafrica nel dopoguerra.

La Giornata del Ricordo a Johannesburg

La cerimonia per la Giornata del Ricordo è cominciata con la Santa Messa, per concludersi con i discorsi istituzionali e il consueto omaggio al monumento memoriale per i caduti, nel giardino del Com.It.Es. Tra le istituzioni presenti alla commemorazione, c’erano l’Ambasciatore d’Italia a Pretoria Paolo Cuculi e il Console Generale d’Italia a Johannesburg Emanuela Curnis.

L’omaggio ai giuliani a Cape Town

A Cape Town, il Consolato d’Italia ha osservato la Giornata del Ricordo con bandiere a mezz’asta durante la giornata di lunedì 10 febbraio, data ufficiale della commemorazione.

Il massacro delle foibe

73 anni fa, il trattato di Pace dell’Italia, firmato a Parigi il 10 febraio 1947 a seguito della Seconda Guerra Mondiale, poneva fine a una delle pagine più tragiche della storia d’Italia. Il trattato istituiva il Territorio Libero di Trieste al confine con la Jugoslavia di Josip Broz Tito, sotto il controllo di forze internazionali. Nei quattro anni precedenti, il feroce revanchismo contro le truppe fasciste aveva dilagato nei territori d’Istria, Dalmazia e Venezia Giulia. Colpiti non solo militari, ma anche migliaia di civili, tra cui anziani, donne e bambini. Circa 11 mila vittime furono gettate a morire nelle foibe, le profonde gole carsiche che diventarono la tomba senza nome di un popolo intero.

Ma l’esodo del popolo giuliano non termina con la fine delle violenze. Negli anni che seguirono il trattato di pace, migliaia di italiani dell’Istria, della Dalmazia e del Venezia Giulia dovettero abbandonare le proprie case in fuga dal regime comunista di Tito. Si lasciarono alle spalle le proprie vite e tutto ciò che possedevano per scappare in Australia, in America e anche in Sudafrica. I loro discendenti a Johannesburg e Cape Town costituiscono oggi una folta associazione. Il loro mandato è tenere vivo il ricordo di una delle vicende più controverse del novecento italiano.

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