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Acqua alta a Venezia. Ma dov’è il MOSE?

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Piazza San Marco a venezia sommersa dall'acqua l'11 novembre 2012. ANSA/ANDREA MEROLA

I veneziani l’hanno battezzata “aqua granda”. È l’indimenticabile acqua alta del 1966 con un’altezza della marea record di 194cm. L’alluvione nel novembre di quell’anno mise in ginocchio non solo Venezia, ma anche l’intero Nord Est e regioni come la Toscana con l’inondazione drammatica di Firenze. Solo nelle regioni settentrionali ci furono 87 morti e decine di migliaia di sfollati. Rientra nei miei ricordi personali l’esondazione della Meduna. La devastazione che si produsse nelle case e nelle botteghe con quel residuo di melma putrida dappertutto era così forte che il tanfo restasse anche quando finalmente l’acqua si ritirò.

L’emergenza acqua alta

Sono passati 53 anni e ancora a Venezia si torna a parlare di “aqua granda”. La marea che si inerpica fino a 187cm e invade quasi tutta la città. Diciamo quasi perché la pavimentazione di Venezia è a differenti altezze e quindi può o non può essere raggiunta dalla marea. Infatti, prendendo a riferimento il livello medio mare, l’altezza della marea viene misurata rispetto a questo valore “0”. Per esempio Piazza San Marco ha la pavimentazione a livello di 80-90cm sopra questo “zero”. Quando la marea si alza a 187 cm, la conclusione è che la Piazza va sotto di un metro.

In altre parti della città, come ad esempio Santa Marta, la pavimentazione è a 190cm e quindi quasi sempre resta all’asciutto. Le immagini di Venezia sommersa hanno fatto il giro del mondo. Hanno commosso e addolorato tutti quelli che la conoscono e messo ansia a chi ancora non la ha visitata e teme di non poterlo fare mai più. Per fortuna questa volta non ci sono stati morti. Anzi almeno uno bisogna caricarlo su questa ultima alluvione; si tratta di un abitante di Pellestrina morto fulminato mentre cercava di avviare le pompe di drenaggio dell’acqua. Ma anche senza lutti la tragedia rimane, per chi ha avuto casa e negozi devastati dall’acqua per 4 giorni di seguito. Dopo la terribile montana del 12 novembre, il fenomeno “acqua alta” si è ripetuto anche se su livelli appena più contenuti.

Fondi speciali e il progetto MOSE

Il Governo ha stanziato aiuti promettendo 5000 euro ai privati e 20.000 euro per le aziende artigianali e commerciali. Di fronte a queste cifre tutto sommato modeste e non certo sufficienti a ripagare i veneziani di tutti i disagi patiti ora e in passato, sorge spontanea la domanda che si fanno tutti. Quei 5,5 Miliardi di euro spesi finora per il MOSE (Modulo Sperimentale Elettromeccanico), quando metteranno la città al riparo dalle sempre crescenti alluvioni?

Del MOSE abbiamo già parlato in questo giornale. Vale la pena di ricordare che si tratta di un sistema pensato per difendere Venezia dall’acqua alta. È costituito da 78 paratoie mobili ancorate sul fondale e azionate a sollevarsi quando la marea supera i 110 cm. Si tratta di grandi cassoni che a riposo sono pieni di acqua e giacciono sul fondale. Quando servono (una decina di volte all’anno) vengono svuotati dell’acqua con aria compressa e così si alzano chiudendo l’entrata delle acque del mare dentro la laguna fino a un’altezza di marea di 3 metri.

Queste 78 paratoie sono dislocate sulle tre bocche di porto che uniscono la laguna al mare Adriatico. Sono Lido (800 metri), Malamocco (400 metri) e Chioggia (380 metri). L’opera è quasi finita ma mancano alcune strutture e soprattutto mancano i collaudi finali. Per questo nella notte fatidica del 12 novembre nessuno ha osato avviare la procedura di innalzamento delle paratoie che avrebbe potuto salvare la città dall’ennesima grave inondazione. Dopo la condanna dell’opinione pubblica per questi incredibili ritardi, le autorità preposte hanno intimato ai commissari dell’opera MOSE di accelerare i tempi e arrivare alla fine di tutto l’iter tecnico e funzionale entro il novembre del prossimo anno ad evitare i futuri inevitabili eventi di “aqua granda”.

L’appello della Farnesina

Pubblichiamo l’appello lanciato dal Ministero degli Esteri e Cooperazione Internazionale in supporto della popolazione di Venezia:

La Farnesina ha deciso di sostenere le iniziative di solidarietà che saranno avviate a favore della popolazione e del patrimonio artistico e culturale della città di Venezia, aderendo alla raccolta di fondi promossa dal Sindaco Luigi Brugnaro. “Quello che succede a Venezia ci preoccupa come governo. Come ministro degli Esteri ho intenzione di far attivare in ogni ambasciata e in ogni consolato iniziative per sostenere Venezia in tutto il mondo” ha annunciato il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio.

Attraverso la rete delle Ambasciate, dei Consolati e degli Istituti italiani di cultura, la Farnesina avvierà in tutti i Paesi una campagna di solidarietà a sostegno di Venezia per sensibilizzare le Comunità italiane e locali sull’emergenza che ha colpito la Città e per promuovere la raccolta di fondi.

Tale azione prenderà avvio con momenti di riflessione sugli avvenimenti degli ultimi giorni che saranno organizzati all’interno della fitta programmazione di eventi della Settimana della cucina italiana nel mondo, la rassegna organizzata ogni anno dalla Farnesina per promuovere la cucina italiana di qualità, cogliendo l’opportunità dell’imminente inizio della rassegna previsto dal 18 al 24 novembre prossimi in 110 Paesi.

In tali occasioni, la rete delle Ambasciate, dei Consolati e degli Istituti italiani di cultura nel mondo darà massima visibilità alla sottoscrizione del “Contributo emergenza acqua” promossa dal Comune di Venezia alla quale è possibile contribuire mediante le seguenti coordinate bancarie:

Intestazione conto: Comune di Venezia – Emergenza acqua alta
Causale: contributo emergenza acqua
Per bonifici effettuati dall’Italia: IBAN: IT 24 T 03069 02117 100000 018767
Per bonifici effettuati dall’estero: oltre al medesimo IBAN, sarà necessario riportare il codice BIC.
IBAN: IT 24 T 03069 02117 100000 018767 – BIC: BCITITMM

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