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Chi piange sta meglio, dagli innamorati ai politici

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Secondo una ricerca dell’Università di Tilburg, in Olanda, svolta su 4000 studenti di 30 nazionalità diverse, il Paese dove si piange più spesso sono gli Stati Uniti. Seguono a pari merito da Italia e Germania.

Ma venticinque anni fa, in un’indagine riportata da Cesare Marchi, per la propensione al pianto gli Italiani risultarono primi assoluti, seguiti da Spagnoli, Ungheresi, Olandesi e Francesi. Gli Inglesi erano considerati i più resistenti alla tentazione delle lacrime, insieme ai duri Tedeschi. Oggi pare strano e quasi incredibile che la Germania sia ora piagnona a pari merito con l’Italia.

Quanto piangono gli italiani?

Noi Italiani siamo e siamo stati, anche nel Medioevo e persino ai tempi degli antichi Romani, propensi al pianto per molti motivi che variano dall’estrema tristezza alla suprema felicità. Che avessimo ereditato dai nostri antenati geni di carattere debole e cedevole forza spirituale?

Chi piange è più forte

Secondo Elena Gandini, social media manager della rivista francese ELLE, chi piange è mentalmente più forte poiché non reprime nessun tipo di sentimento, neanche la tristezza. Gli esperti dicono che piangere fa bene alla salute, che non bisogna reprimere le nostre emozioni ma dar sfogo liberamente a ciò che proviamo. Le nostre mamme piangono quando il figlio va all’asilo, quando va militare e quando si sposa.

Si piange vedendo una vecchia fotografia, ascoltando una bellissima canzone napoletana, vedendo una storia d’amore sullo schermo, se perdiamo un caro congiunto, se vinciamo una lotteria e per mille altre ragioni. I pianti sono persino immortalati nelle canzoni (Una lacrima sul viso). E poi, come dimenticare la poesia “Il Parlamento” di Giosuè Carducci? Con riferimento ad Alberto di Giussano, Carducci scrive “…singhiozzava e piangea come un fanciullo”.

Anche i politici piangono

A proposito di parlamento… e di governo, cento anni fa, dopo la fine della prima guerra mondiale, il presidente del consiglio dei ministri Vittorio Emanuele Orlando, (il presidente della sofferta vittoria), e il ministro degli esteri Sidney Sonnino andarono a Parigi alla conferenza di pace con i rappresentanti di Francia, Inghilterra e Stati Uniti. Orlando richiedeva soltanto l’annessione di Fiume ma Sonnino voleva anche la Dalmazia.

Il contrasto fra i due politici italiani fu fatale, cosicché l’Italia finì col richiedere entrambi i territori, senza ottenere nessuno dei due.

Nel suo discorso durante la conferenza, Orlando si sfogò in un pianto che sorprese tutti i partecipanti. A spingerlo, il prevedibile insuccesso e le umiliazioni del presidente statunitense Woodrow Wilson. È memorabile la citazione del presidente francese Georges Clemenceau che soffriva di prostata: “Ah, se potessi pisciare come lui piange!”

Orlando reagì abbandonando la conferenza, tornò in Italia e, il 23 giugno 1919 presentò le sue dimissioni al re Vittorio Emanuele III. Questa fu una delle prime crisi di governo italiano.

C’è chi piange per Brexit…

…e chi invece non piange abbastanza

A un secolo dal pianto di Orlando, ci siamo ormai abituati alla mala politica. Anche quando ci troviamo senza governo, continuiamo a goderci le vacanze di agosto anche se il debito pubblico continua ad aumentare.

Se qualcuno soffre per le infelici circostanze politiche, costui non si deve preoccupare troppo: un pianto liberatorio lo rimetterà subito in sesto… le lacrime hanno proprietà curative!

Un pianto vi salverà

Gli psicologi dicono che il pianto, come terapia emozionale, stimola il rilascio di endorfina dal nostro cervello, che funge anche come antidolorifico naturale.

E quando stranieri ci dicono che noi Italiani siamo un popolo di piagnoni, ignoriamoli; loro non comprendono che, anche per questa ragione, noi siamo uno dei popoli più longevi del mondo.

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