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Caccia al rinoceronte raddoppiata per salvare la specie

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caccia al rinoceronte

Il Sudafrica raddoppierà il rilascio di permessi per la caccia al rinoceronte. È quanto deliberato durante il 18° meeting della Conferenza delle parti della CITES (Convention for International Trade in Endangered Species), in corso in Svizzera. La Conferenza ha approvato la proposta del Governo sudafricano di portare da 5 a 9 il numero di permessi rilasciati annualmente per l’abbattimento di esemplari della specie a rischio di estinzione.

Il documento 48 di CoP18 è stato proposto dal Governo sudafricano. Prevede che il rilascio dei permessi coinvolga “un numero totale di rinoceronti neri adulti non superiore allo 0.5% della popolazione totale di rinoceronti neri in Sudafrica nell’anno dell’esportazione”. Inoltre, gli esemplari cacciati saranno i maschi più anziani.

La caccia al rinoceronte aiuterà la conservazione

Secondo il documento 48, l’apertura alla caccia al rinoceronte nel 2003 ha comportato un aumento della popolazione dell’animale in Africa meridionale. Questo dipende da numerosi fattori. Tra questi, la selezione di esemplari troppo anziani per riprodursi e una crescita del budget per la conservazione e la lotta al bracconaggio.

“Si anticipa che la crescente disponibilità di trofei di caccia possa creare incentivi per permettere a proprietari terrieri collettivi e privati di mantenere la specie, contribuendo quindi all’espansione della stessa. Le entrate generate dalla caccia al rinoceronte nero potranno essere utilizzate per finanziare misure anti-bracconaggio, proteggere il territorio e supportare la manutenzione ecologica di questi animali”.

Il vero problema sono i bracconieri

La caccia regolata non mette a rischio la popolazione dei rinoceronti, che cresce annualmente e ha superato nel 2007 i duemila esemplari. Per contro, il bracconaggio rimane una piaga in Sudafrica, con conseguenze disastrose sulla fauna locale. Si stima che i bracconieri abbiano ucciso 270 rinoceronti neri tra il 2010 e il 2016. Ad incentivarli è principalmente il mercato nero asiatico, che ritiene il corno dell’animale un potente afrodisiaco.

“Oltre ai trofei di caccia”, specifica il documento del CITES, “nessuna parte del corpo o derivati del rinoceronte nero potranno essere immessi nel mercato legale”.

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