Infuria la guerra dei dazi tra Stati Uniti e Cina, crolla il rand

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epa07368117 Aides gesture as United States Trade Representative Robert Lighthizer (L), Chinese Vice Premier and lead trade negotiator Liu He (2-R) and United States Secretary of the Treasury Steven Mnuchin (2-L) line up for a photo before the opening session of trade negotiations at the Diaoyutai State Guesthouse in Beijing, China, 14 February 2019. EPA/MARK SCHIEFELBEIN / POOL

“Il segretario al Tesoro Steven Mnuchin ha determinato oggi che la Cina manipola la sua valuta”. Così il Dipartimento del Tesoro statunitense giustifica un aumento del 10% sulle tasse doganali per prodotti made in China. Il vice governatore della Banca Centrale Cinese, Chen Yulu, ribatte in un’intervista all’emittente cinese CCTV: “La svalutazione dello yuan in agosto è stata decisa dal mercato e non ha nulla a che vedere con la manipolazione della valuta”. In risposta alle tasse doganali imposte dall’America, il Governo cinese ha inoltre imposto un bando sui prodotti agricoli importati dagli Stati Uniti.

La guerra commerciale tra le due superpotenze ha sempre più le fattezze di una nuova guerra fredda. Mentre USA e Cina corrono agli armamenti, il responsabile militare cinese Fu Cong ha richiesto ai paesi vicini di non permettere lo schieramento di missili a medio raggio statunitensi sul proprio territorio e ha previsto contromisure nel caso questo succedesse. In aggiunta, la potenza ‘dormiente’ della Russia prepara la prossima mossa, allo scadere dei trattati firmati dopo la guerra fredda negli anni ‘90.

In un clima di estrema incertezza nella politica e nei mercati internazionali, a rimetterci di più sono i mercati emergenti. Crollano la rupia indiana, il nikkei giapponese, il kospi sud-coreano e i titoli di stato australiani.

Ma le conseguenze della guerra dei dazi non si avvertono solo nel continente asiatico. Il Sudafrica, data la propria posizione geografica e politica e in virtù delle proprie necessità d’importazione, ha solidi legami commerciali sia con gli Stati Uniti che con la Cina. L’imposizione di nuovi dazi americani sui prodotti cinesi ha quindi avuto un impatto naturale sull’economia sudafricana, che si aggiunge alla regolare riluttanza degli investitori internazionali verso le economie emergenti in momenti di crisi.

Il rand, che negli ultimi mesi si era consolidato a un rapporto con il dollaro di 1/13,5, è ora capitombolato a quasi 1/15. Mentre lo spettro di una recessione globale si avvicina, i mercati locali tremano. “L’impatto dello scioccante crollo del rand sui prodotti importati”, ribatte però l’analista Helena Wasserman del Business Insider, “si sentirà solo tra qualche mese – e probabilmente neanche allora. A dire il vero, la perdita di valore del rand potrebbe essere silenziata da altri fattori”. Secondo Wasserman, l’andamento commerciale di beni d’importazione come petrolio, cereali, e prodotti tech è al ribasso. In aggiunta, l’atteso giudizio di Moody sul rating del credito del Sudafrica avverrà dopo l’assestamento dei mercati, quando, conclude l’economista, “gli investitori globali si accorgeranno che i tassi d’interesse nel mondo sono estremamente bassi, mentre gli asset del rand continuano a offrire un solido profitto”.

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