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I fatti di Alberto Carniel: L’invasione del Prosecco

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Nel mondo lo apprezzano come “easy wine”, perchè uno dei successi del Prosecco, oltre alla sue soffici bollicine che danno facilità e immediatezza quando lo si sorseggia, è legato anche al prezzo che generalmente non supera i 10 Euro (160 ZAR) a bottiglia.

Insomma è il momento del Prosecco che per la prossima vendemmia 2019/2020 punta a 500 milioni di bottiglie. Particolarmente apprezzato nel mondo anglosassone dove I britannici da soli se ne bevono 40 Milioni di litri e non bastano le fake news, nell’Agosto 2017, del prestigioso quotidiano Guardian: “Save your teeth – and six other reasons to give up prosecco” a far dimenticare agli amici inglesi il loro amato “fizz”.

Forse nella “perfida Albione” ritengono che il “Prozacco”, come lo chiamano i detrattori riconoscendone così la sua capacità di migliorare l’umore, faccia troppa concorrenza alla produzione locale di birra. Comunque in Italia Veneto e Friuli, titolari di questo vino doc avanzano nella coltivazione di vigneti di “glera” (il vitigno del Prosecco), autorizzando l’impianto di altri 3000 ettari (in Friuli 600 tra Udine, Pordenone, Gorizia e Trieste), raggiungendo così oltre 23.000 ettari di superficie vitata dedicata a questo nuovo spumeggiante oro liquido; infatti un ettaro di questa vite può dare mediamente una resa di 30.000 euro.

Tutto bene? Girando in auto nelle nostre campagne si vedono distese di questi nuovi vigneti con la prospettiva di arrivare a una monocoltura di prosecco e sullo sfondo il rischio che tutto possa crollare con un cambiamento dei gusti nei mercati mondiali. Inoltre lo strapotere del prosecco nei consumi anche locali, sta umiliando un territorio, come quello friulano, che ha enorme tradizione nella produzione di vini bianchi di alto lignaggio come il Ribolla, il Ramandolo, il Verduzzo.

Cominciano le prime reazioni di produttori e osti ancorati al buon vino e ostili a questo vinello frizzante e nei momenti magici delle feste natalizie, durante le quali si stappano milioni di bottiglie di Prosecco, è esploso in Friuli un caso che vede al centro il partito di chi è stufo delle bollicine venete. La miccia è accesa dall’Osteria di Ramandolo, a Nimis, in Friuli Venezia Giulia dove i titolari da un anno hanno deciso di non servire più lo spumante di Conegliano e Valdobbiadene. Hanno dichiarato che il loro locale è “deprosecchizzato” con tanto di insegna inalberata nella guerra al “vino facile”.

La morale è che il Prosecco adesso ha una nuova medaglia sul petto della propria notorietà e cioè il gruppo degli osti “resistenti”. Perché va precisato che l’idea non è solamente friulana, anzi, si replica in Lombardia, precisamente all’Osteria della Stazione l’Originale di Milano che ha lanciato la stessa campagna di comunicazione. E a spulciare su TripAdvisor comincia ad essere usata la parola “deprosecchizzato” in recensioni riguardanti soprattutto alcuni locali del Piemonte. Insomma la marea di bollicine comincia a incontrare qualche piccolo scoglio anche se il viaggio della nave Prosecco continua a gonfie vele lungo tutte le rotte del mondo.

Alberto Carniel

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