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Energie, il Sudafrica si rimbocca le maniche e chiede aiuto all’ENI

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L’African Energy Indaba ha evidenziato tra il 18 e il 21 febbraio le tappe forzate che il Sudafrica dovrà intraprendere per far fronte alle grandi sfide del settore energetico nel Paese. La difficile conversione dal carbone al rinnovabile e l’internazionalizzazione della distribuzione delle risorse sono stati alcuni dei temi chiave al tavolo delle discussioni della conferenza.

Il Ministro delle Energie sudafricano Jeff Radee ha affermato durante i lavori: “Il prelievo e lo stoccaggio di carbone, la gassificazione del carbone in sotterraneo, la transizione da carbone a liquidi e altre tecnologie pulite per il carbone sono considerazioni critiche che ci permetteranno di continuare a usare le risorse carbonifere in maniera responsabile per l’ambiente”.

Il Ministro ha anche preventivato la necessità di ristrutturare l’accesso alle risorse energetiche: “Non possiamo più pensare che i sistemi energetici del futuro si svilupperanno attorno a centrali di produzioni grosse e centralizzate, per fornire corrente a una clientela vincolata a un centro di smistamento”.

Le condizioni critiche di Eskom, il monopolio nazionale dell’energia, restano l’elefante nella stanza del summit. Vessato da debiti crescenti e una gestione non limpida, l’ente minaccia di lasciare il Sudafrica al buio. La soluzione? Se nel lungo termine si può sperare in una conversione di Eskom al rinnovabile e a soluzioni “smart”, per il breve termine il Sudafrica fa appello a specialisti internazionali.

In particolare, l’ente italiano Enel Spa invierà degli esperti per identificare e riparare le falle nelle strutture sudafricane, come annunciato recentemente dal Ministro delle Imprese Pubbliche Pravin Gordhan.

Inoltre, il colosso petrolifero francese Total ha appena scoperto dei giacimenti di gas liquido al largo delle coste di Mossel Bay. I ritrovamenti nell’area di Brulpadda block, dall’estensione di 19,000 km², equivalgono a un potenziale 1 miliardo di barili di gas, che potrebbero essere utilizzati per la raffinazione di petrolio o per la produzione di energia. Nella stessa zona è operativa l’azienda italiana Eni Spa, proprietaria in Africa di numerosi pozzi di estrazione di gas e greggio. Secondo Niall Kramer, CEO della South African Oil & Gas Alliance (SAOGA), è probabile che l’Eni cominci nuove esplorazioni nell’area.

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